“Chi ha ucciso Smith?” Donnellan e l’uso referenziale delle descrizioni definite

Keith Donnellan (1931-2015) fu professore emerito alla UCLA (University of California, Los angeles). La maggior parte del suo lavoro teoretico si concentrò sulla filosofia del linguaggio ed in particolare sull’analisi delle descrizioni definite e dei nomi propri. 

 

«Reference and Definite Descriptions»

Nel 1966 pubblica «Reference and Definite Descriptions», un articolo che diverrà un classico all’interno del dibattito relativo alle descrizioni definite e ai nomi propri, nel quale si oppone alle teorie di Russell e  Strawson. Il primo non comprenderebbe la possibilità di un’utilizzazione referenziale di una descrizione definita e il secondo non si renderebbe conto della possibilità di utilizzare in senso referenziale e non-referenziale la stessa descrizione che appare in una medesima frase.

 

Uso referenziale ed attributivo: un caso giudiziario

Vediamo in cosa consistono rispettivamente l’uso attributivo e quello referenziale:

  • Un parlante che utilizza una descrizione definita in senso attributivo «afferma qualche cosa a proposito di chiunque o sia così e così» («Reference and definite descriptions», p.285).
  • Un parlante che invece utilizza una descrizione definita in senso referenziale «utilizza la descrizione per far sì che chi lo ascolta possa identificare la persona o la cosa della quale egli sta parlando e d’affermare qualcosa su di lui». (ibidem 285).

Per spiegare meglio la questione utilizzeremo gli esempi avanzati da Donnellan stesso:

  • Immaginiamo di trovare il corpo di un certo Smith assassinato in maniera brutale. Considerando l’efferatezza dell’omicidio, qualcuno potrebbe esclamare: «L’assassino di Smith è un pazzo!». Non conosciamo l’identità dell’assassino e dunque il senso dell’enunciato è «Chiunque sia l’assassino di Smith, egli è un folle!». In questo caso la descrizione definita è utilizzata in senso attributivo, avendo lo scopo di indicare chiunque rispetti la descrizione “l’assassino di Smith”.
  • Immaginiamo ora di trovarci al processo per l’omicidio di Smith. A questo momento dello sviluppo del processo l’identità dell’assassino di Smith non è ancora stata accerta; tuttavia, Jones è accusato dell’omicidio. Quest’ultimo nel corso del processo si comporta in un modo un po’ bizzarro. Qualcuno potrebbe allora esclamare: «L’assassino di Smith è un pazzo!», semplicemente per indicare il suo strano comportamento. In questo caso non ci stiamo riferendo alla persona che ha assassinato Smith, chiunque essa sia, ma a Jones, che è nella stessa nostra stanza ed ha un comportamento particolare: la descrizione definita è dunque utilizzata in senso referenziale.

 

Smith non è stato assassinato!

È possibile capire facilmente la differenza fra i due tipi di utilizzazione vedendo cosa accadrebbe nel momento in cui si scoprisse che Smith non è stato assassinato. (cfr. ivi p. 286)

  • Nel primo caso, quello corrispondente all’utilizzo attributivo, ci stiamo riferendo alla persona che soddisfa la proprietà di essere l’assassino di Smith. È dunque evidente che, se nessuno ha ucciso Smith, la descrizione definita non avrà alcun referente, visto che «nell’utilizzo attributivo, l’attributo di essere così e così è importante» (ivi, p.  285). In assenza di referente, la proposizione «L’assassino di Smith è un pazzo!» risulterà falsa, secondo l’analisi che ne farebbe Russell, oppure insensata, per l’analisi che ne farebbe Frege.
  • Invece nel secondo caso, quello corrispondente all’uso referenziale, la descrizione “l’assassino di Smith” ci serve per riferirci a Jones, esattamente quella persona che abbiamo davanti agli occhi. Anche se alla fine del processo egli venisse giudicato innocente, ci saremmo comunque riferiti a Jones. Infatti, l’utilizzazione referenziale ha lo scopo di «richiamare l’attenzione su una persona o un oggetto e […] ogni […] altro nome o descrizione farebbe la stessa cosa» (ibidem).

 

Le sviste di Russell e Strawson

Il primo obiettivo polemico, come anticipato, è Bertrand Russell. Egli, nel suo fondamentale «On denoting» (1905), analizza la proposizione “L’attuale Re di Francia è calvo”, divenuta canonica.

Nel capitolo *14 dei Principia Mathematica Russell formalizza la proposizione suddetta nel modo seguente:

  • ψ (ɿx) (φx)

Dove ψ è la proprietà di essere clavo e (ɿx) (φx) è la descrizione definita “il Re di Francia”.

La proposizione può essere esplicitata come:

  • (ꓱc) : φx . ≡x . x = c : ψc

In linguaggio formale più moderno possiamo renderla nel modo seguente:

  • (ꓱy) ((ꓯx) (φ x x = y) ψy)

Che significa che vi è almeno un y tale che, per ogni x, se e solamente se x soddisfa la proprietà φ, x è uguale a y – si tratta di un modo per esprimere l’unicità dell’individuo x che soddisfa φ – e y soddisfa la proprietà ψ . Ciò significa che vi è un solo re di Francia – un solo x che soddisfa φ – e che tale re di Francia è calvo.

È evidente che il soddisfacimento della proprietà φ è essenziale nella teoria di Russell. L’utilizzo referenziale invece, come abbiamo visto nel caso in cui si viene a scoprire che Smith non è stato ucciso, non richiede il soddisfacimento della proprietà φ.

Peter Strawson, secondo bersaglio critico dell’autore, riconosce invece l’uso referenziale, tanto ché in «On Referring» (1950), l’autore critica l’approccio meramente descrittivo di Russell, sottolineando l’importanza dell’atto del riferimento. Tuttavia, egli continuerebbe, secondo Donnellan, a sottostare ad una logica “attributiva”, in quanto un parlante fallirebbe nel proprio riferimento nel momento in cui il soggetto non soddisfacesse la proprietà φ. La stessa critica fatta a Russell ricadrebbe dunque anche su Strawson. Inoltre, Donnellan ritiene che Strawson, malgrado le proprie intenzioni – egli infatti sostiene che «“riferire” non è qualcosa che un’espressione fa, è qualcosa che qualcuno può fare, usando un’espressione» («On Referring», p. 326) –, reputi che l’uso di una descrizione sia comprensibile semplicemente a partire dalla proposizione all’interno della quale essa ricorre, anche prescindendo dall’occasione di utilizzo. Tuttavia come abbiamo visto, una medesima frase, può contenere una descrizione utilizzata come referenziale o come attributiva e ciò dipende dal contesto e dall’intenzione del parlante.

(Per approfondire il tema del riferimento si veda anche La teoria del riferimento di Kripke).

Bibliografia minima in ordine cronologico

Russell B., «On Denoting», Mind, New Series, Vol. 14, No. 56 (Oct., 1905), pp. 479-493.

Whitehead N. e Russell B., Principia Mathematica, Seconda edizione, Vol. I, Cambridge University Press, 1927.

Strawson F., «On Referring», Mind, Vol. 59, No. 235 (Jul., 1950), pp. 320-344.S. Donnellan, The Philosophical Review, Vol. 75, No. 3 (Jul., 1966), pp. 281-304.

Donnellan K. S., The Philosophical Review, Vol. 75, No. 3 (Jul., 1966), pp. 281-304.

Niccolò Rossi

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