Indagheremo la proposta di una semantica relativista per ciò che concerne gli enunciati contenenti epistemici modali, in particolare analizzeremo la prima parte dell’articolo «Epistemic modals, relativism and assertion» di Andy Egan, che propone l’utilizzo di uno strumento più fine della semantica a mondi possibili, i.e. una semantica a centred worlds (mondi centrati). Per introdurre il contesto che richiede l’utilizzo di un approccio relativista utilizzeremo l’articolo «Faultless disagreement» di Max Kölbel.

 

1 – Faultless disagreement

In più situazioni abbiamo l’impressione che anche se due interlocutori si oppongono su un certo argomento, né l’uno né l’altro si stia sbagliando. Kölbel parla nello specifico di proposizioni che hanno a che fare con argomenti di opinione non oggettivi, come l’estetica, la morale, la probabilità, la giustificazione delle credenze etc. Per esprimere ciò, egli crea il termine faultless disagreement, i.e. disaccordo senza errori.

 

1.1. L’impossibilità di un disaccordo senza errori

Tale disaccordo senza errori è definito nel modo seguente:

 

«Un faultless disagreement è una situazione in cui c’è un pensatore A, un pensatore B e una proposizione p tale che:

 

  1. A crede che p e B crede che non-p
  2. Né A né B hanno commesso un errore».

 

Questa intuizione pre-teoretica è in contrasto con alcuni impegni teoretici. Infatti, Kölbel presenta un semplice argomento per dedurre l’impossibilità di un faultless disagreement. Presupponiamo lo schema di equivalenza (ES) e il principio secondo il quale credere qualche cosa di falso costituisce un errore (T).

 

(ES) È vero p, se e solo se p.

(T) È un errore credere in una proposizione che non è vera.

Da (ES) possiamo tranquillamente ottenere (ES1) e (ES2):

(ES1) Se p, allora non-T(non-p)

(ES2) Se non-p, allora non-T(p)

Dove “non-T(p)” si legge “non è vero che p”.

 

Sfruttando (ES) e (T) possiamo costruire l’argomento semi-formale seguente:

 

1. A crede che p Assunzione
2. B crede che non-p Assunzione
3. p Assunzione
4. non-T(non-p) 3, ES1
5. B ha commesso un errore 2, 4, T
6. non-p Assunzione
7. non-T(p) 6, ES2
8. A ha commesso un errore 1, 6, T
9. Sia A che B hanno commesso un errore 3-8, Dilemma costruttivo

 

Vediamo ora degli approcci differenti a questa deduzione e al problema del faultless disagreement in generale.

 

1.2. Delle soluzioni differenti

1.2.1. Il realismo totale

Secondo Kölbel, coloro i quali egli chiama realisti accettano questa deduzione o delle sue varianti. In particolare, il realismo totale (unmitigated realism) non permette alcuna distinzione tra i differenti tipi di proposizione. Un errore è un errore: anche se all’interno di un contesto d’opinione, dove non possiamo stabilire quale interlocutore si sbagli, uno dei due lo sta facendo. Questa visione può sembrare poco soddisfacente, non dando spiegazione della distinzione fra diversi argomenti di discussione, contro l’intuizione quotidiana.  

1.2.2. Il realismo attenuato

Allora Kölbel distingue un realismo che egli chiama “attenuato” (mitigated realism). Uno dei due interlocutori continua a dire una falsità, ma in un certo senso nessuno dei due si sbaglia: essi hanno elaborato i dati che avevano a disposizione in maniera corretta. Nessun errore da evitare è stato commesso, ma comunque uno dei due si sbaglia. Questa posizione è particolarmente interessante visto che non abbiamo a che fare con ignoranza delle evidenze o con un ragionamento errato: il valore di verità di una proposizione sembra indipendente dalla correttezza del ragionamento che porta alla sua formulazione.

1.2.3. Il relativismo indessicale

Anche un certo tipo di relativismo rifiuta il faultless disagreement: il relativismo indessicale. Secondo tale posizione, non avremmo a che fare con un caso di disaccordo. La proposizione “Matisse è migliore di Picasso” proferita da A dovrebbe essere tradotta, grazie all’aggiunta di un indessicale, come “Io preferisco Matisse a Picasso”, quando “Picasso è meglio di Matisse” proferito da B diviene “Io preferisco Picasso a Matisse”. La saturazione dell’indessicale “io” produce due proposizioni con un soggetto differente e che dunque non si oppongono. Ma ciò elimina il disaccordo, che è un’evidenza naturale. Inoltre, immaginiamo che lunedì A pensi “Io preferisco Matisse a Picasso” e anche “Matisse è migliore di Picasso”. Dopo varie ricerche, A mercoledì arriva a pensare che Picasso sia migliore di Matisse. La prima proposizione di lunedì continuerà ad essere vera – visto che lunedì preferiva Matisse – quando invece la seconda sarà falsa. Ciò mostra l’irriducibilità dell’una all’altra.

La posizione del relativismo indessicale pare approcciabile a quella del contestualismo. Secondo questo approccio la variazione contestuale produce due differenti proposizioni, quando secondo il relativismo essa produce la variazione delle circostanze di valutazione della stessa proposizione. Parlare di una stessa proposizione permette di donare una spiegazione al fenomeno del disaccordo (tra diversi interlocutori) e della ritrattazione (cambio d’idea del medesimo individuo nel tempo).

1.2.4. L’espressivismo

Un primo modo di accettare l’esistenza di un faultless disagreement è la posizione espressivista. Le proposizioni che esprimono dei gusti o delle opinioni non sarebbero passibili di valore di verità, esse esprimerebbero solamente dei sentimenti. Piuttosto che delle proposizioni, sarebbero solo dei contenuti di giudizio, a cui non si può attribuire né verità né falsità. Tuttavia, possiamo domandarci se in un contesto simile si possa ancora parlare di disaccordo, visto che non attribuiamo alcun valore di verità a ciò che viene enunciato.

1.2.5. Il relativismo vero e proprio

La soluzione accettata da Kölbel è quella relativista tout court che modifica il principio T nel modo seguente:

 

(TR) È un errore credere ad una proposizione che non è vera nella prospettiva di qualcuno.

 

Questa modifica introduce la prospettiva dell’individuo, essenziale per ciò che concerne il concetto di centred world, sfruttato da Egan nel corso della sua analisi.

 

2. Una prospettiva relativista

Gli esempi portati da Kölbel riguardano le opinioni e i gusti, dunque nessuna modalità epistemica esplicita è in gioco fino a questo punto. Tuttavia, vedremo ora come la questione del faultless disagreement sia estremamente importante nel contesto epistemico analizzato da Egan.

 

2.1. L’esperimento mentale dello spionaggio

Egan utilizza un esperimento mentale che concerne lo spionaggio. In particolare, il contesto impiegato è quello in cui James Bond ha piazzato un microfono nel quartiere generale della SPECTRE, in modo da poter ascoltare da Londra con il suo collega Felix la conversazione del suo nemico giurato Blofeld con il suo sottoposto Numero 2. Ciò permette di creare due circostanze epistemiche differenti. Nello specifico ciò che è creduto da Bond e Felix è diverso da ciò che è creduto da Blofeld e Numero 2.

Il contesto epistemico modale è rivelato immediatamente: Numero 2 pronuncia l’enunciato ZURIGO: «Bond potrebbe essere a Zurigo».

Blofeld risponde: «È vero». L’enunciato sembra appropriato a causa del contesto epistemico condiviso dai due parlanti: essi non sanno che Bond è a Londra intento ad ascoltarli.

D’altra parte, se lo stesso enunciato è proferito da Felix, che si trova giusto accanto a Bond, esso appare inappropriato: nel suo contesto epistemico è impossibile che Bond si trovi a Zurigo, visto che egli sa che si trova a Londra.

Per accettare questa circostanza di faultless disagreement, si deve, secondo Egan, accettare la congiunzione di quattro proposizioni:

 

  1. È appropriato per Felix dire che ZURIGO è falsa.
  2. È appropriato per Blofeld dire che ZURIGO è vera.
  3. Le attribuzioni appropriate di verità e di falsità sono, se escludiamo certe eccezioni, accurate.
  4. Non ci sono eccezioni in questi casi

 

Potremmo dubitare della (1) dato che potrebbe sembrare inappropriato attribuire un errore a Numero 2, ma lasceremo cadere tale considerazione. Possiamo anche dubitare della (4). Tuttavia, lo scopo dell’articolo di Egan non è quello di vedere se vi sono casi di assenza di corrispondenza fra accuracy e appropriateness, ma al contrario di mostrare che se il relativismo funziona, non ha senso creare degli stratagemmi complessi per distinguere questi due concetti.

 

2.2. Una semantica relativista

Per rendere efficace una teoria abbiamo bisogno di una semantica: come anticipato quella adottata impiega il concetto di centred world. La motivazione iniziale dell’introduzione dei centred worlds è il dibattito relativo agli indessicali tra John Perry, David Lewis et Robert C. Stalnaker svoltosi fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Il suo valore è rintracciabile nel non identificare solo un mondo, ma anche un tempo e un individuo, che è il centro di tale mondo, grazie ad una tripla <mondo, tempo, individuo>. In effetti, le proposizioni che contengono un riferimento temporale non dipendono soltanto dal mondo (possible worlds propositions <mondo>), ma anche dal tempo (tensed propositions <mondo, tempo>).

Perry porta l’esempio di un professore seduto alla propria scrivania, il quale ha un appuntamento a mezzogiorno. Ad un certo punto egli si alza: ciò non dipende solo dal fatto che l’appuntamento è a mezzogiorno, ma anche dal fatto che mezzogiorno è l’istante presente e dunque l’appuntamento è ora. Senza l’indicazione temporale indessicale “ora” il comportamento del professore non avrebbe alcun senso. Il caso di spionaggio mostra che anche l’individuo gioca un ruolo. La semantica impiegata è relativista, visto che essa permette per un individuo x e per un individuo y di ottenere due valori di verità differenti per la medesima proposizione, anche se si trovano nello stesso mondo. In questo contesto una proposizione non è più una funzione da mondi a valori di verità, ma da centred worlds a valori di verità.

 

2.2.1. Il “potrebbe essere” relativista

In una prospettiva classica a mondi possibili, il valore semantico sarebbe qualcosa come: l’insieme di tutti i mondi m tale che è compatibile con tutti i fatti con i quali un gruppo G è in una relazione epistemica R in m che p. Dove p in questo caso è la proposizione «Bond è a Zurigo».

Tuttavia, non c’è solamente una relazione R possibile e non abbiamo un modo di scegliere il gruppo G di cui parliamo. Per risolvere il problema dobbiamo passare da una prospettiva a mondi possibili a una a centred world. È allora necessario introdurre un “potrebbe essere” relativista:

 

(PR) Potrebbe essere che p è vero relativamente a un centred world < m, t, i > se e solo se esso è compatibile con tutto ciò che è nella portata epistemica di i al momento t nel mondo m che P.

 

ZURIGO dunque è vero per un individuo – in un mondo a un istante preciso – solo se tale individuo è in una situazione epistemica particolare, quella in cui tutte le evidenze che gli sono accessibili sono compatibili con la presenza di Bond a Zurigo.

La differenza rispetto alla formulazione precedente è evidente, visto che:

 

  1. Disponiamo di un insieme di centred worlds
  2. La proposizione è espressa nei termini di portata epistemica e non di una variabile relazionale R.
  3. Non vi è menzione di un gruppo G.

 

Le difficoltà della formulazione precedente sono così eliminate

 

Conclusione

La differenza di portata epistemica giustifica la differenza nel valore di verità di ZURIGO se esaminata da Felix (falsa) o da Blofeld (vera). Disponendo solo di possible worlds proposition o di tensed propositions non potremmo giustificare questa differenza. È dunque evidente che se vogliamo mantenere il fatto che due interlocutori esprimano la stessa proposizioni, la quale assume valori di verità differenti nei due casi – dando in questo modo una giustificazione appropriata del fenomeno del disaccordo – una semantica a centred worlds si rivela uno strumento adeguato, permettendo di variare il contesto di valutazione non solo sul mondo, ma anche sul tempo e sull’individuo.

 

Bibliografia minima

John Perry, « The Problem of Essential Indexicals », Noûs, Vol. 13, No. 1 March 1979, pp. 3-21.

Max Kölbel, « Faultless disagreement », Proceedings of the Aristotelian Society, New Series, Vol. 104 (2004), pp. 53-73.

Andy Egan, « Epistemic modals, relativism and assertion », Philosophical Studies, March 2007, Volume 133, Issue 190, pp. 1–22.

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